Onorare gli antenati: un atto di libertà e gratitudine
Ho iniziato a celebrare la festa dei morti in modo diverso da quando ho intrapreso la formazione per diventare Costellatrice Familiare.
Da allora, il modo in cui guardo alle mie radici e al mio sistema familiare è profondamente cambiato.
Onorare gli antenati, riconoscere il loro posto e osservare le dinamiche familiari da una nuova prospettiva mi ha donato — e continua a donarmi — libertà interiore e profonda gioia.
Dare un posto a chi è venuto prima di noi
Dare a ciascun antenato il proprio posto e inchinarsi a ciò che è stato non significa perdonare, approvare o essere d’accordo con le loro scelte.
Significa riconoscere che ciò che è stato, è stato, e che da quella storia — anche dalle sue ferite — nasce il nostro nuovo racconto.
Questo gesto semplice e potente, “come per magia”, libera energia, spazio e nutrimento immediatamente disponibili per la nostra vita presente.
Restituire e scegliere
Onorare gli antenati ci permette di restituire con amore ciò che non è nostro, di sciogliere legami di lealtà invisibili e di prendere pienamente nelle nostre mani l’energia della vita.
Solo così possiamo scegliere consapevolmente il nostro racconto, senza più ripetere inconsapevolmente quello di chi ci ha preceduto.
Il mio rituale
Ogni anno, in occasione della festa dei morti, celebro i miei antenati accendendo una candela e visualizzandoli uno per uno, dietro di me, disposti a semicerchio.
Da quell’energia scelgo cosa voglio creare nella mia vita: cosa aggiungere, cosa lasciare andare, cosa invitare.
Li ringrazio poi con un gesto rituale semplice ma pieno di significato.
Quest’anno, per esempio, ho gustato le fave dei morti, un dolce tipico genovese, per rendere grazie e per ricordarmi, ogni giorno, di dire un grande SÌ alla vita.
Onorare chi è venuto prima di noi non è guardare al passato con malinconia, ma trasformarlo in forza per il presente.
E tu, hai mai pensato a come onori le tue radici?



